LINEA D'OMBRA
Incontrare la parte invisibile
“Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.”
— Luigi Pirandello
Immaginate che, senza alcun preavviso, la luce che vi ha guidato finora si spenga. Che il giorno diventi notte e la notte giorno. È inevitabile che il riferimento all’eclissi venga spontaneo, ma sono convinto che ognuno di noi abbia dentro di sé una parte buia del giorno o, viceversa, possa irradiare luce nelle tenebre della notte.
Due forze opposte che si mescolano e si influenzano a vicenda: un concetto che, nelle discipline orientali e nel Taoismo, è espresso attraverso il simbolo dello Yin e Yang, che descrive perfettamente il senso di equilibrio e di gioco di forze presente in ogni cosa, in ogni persona e nel cosmo.
Il bianco contrapposto al nero e il nero al bianco, ma allo stesso tempo contenuti l’uno nell’altro. Perché esiste un confine labile, una linea d'ombra, tra la realtà che riconosciamo come nostra e quella che gli altri percepiscono di noi.
Ma supponete, per un momento, di dare ascolto alla parte invisibile, alla parte oscura: quella che si trova al di là del confine della realtà che vi siete costruiti e che adottate nella vita di tutti i giorni.
Cosa succederebbe?
In Occidente, Sigmund Freud ha reso celebre il concetto di una parte della nostra mente che non vediamo, che vive al di fuori della luce del giorno e che guida le nostre azioni senza che noi ne siamo consapevoli: il nostro inconscio.
Senza voler approfondire il concetto freudiano di un mondo sotterraneo fatto di pulsioni rimosse e di patologie, nella Gestalt l’inconscio può essere inteso come ciò che agisce sullo sfondo. Tutti gli esseri umani sono attratti da ciò che è nascosto, dalla conoscenza dell’invisibile che risiede dentro di noi. Ma sono ormai lontani i tempi in cui gli esseri umani si spaventavano davanti a un’eclissi, considerandola un presagio della fine del mondo!
Dunque, come ho appreso dalla Gestalt, è necessario trovare una nuova consapevolezza: restituire al nostro “sapere occulto” la forza di modificare il reale, ricondurlo in superficie e, al contempo, compiere un processo di profonda integrazione tra i diversi livelli del nostro vissuto: tra corpo e parola, tra implicito ed esplicito.
Allora, forse, potremmo esplorare realmente la nostra linea d’ombra, integrandola con ciò che siamo e portandola in primo piano.
