IL RE è MORTO... VIVA IL RE!
uccidere una convinzione
“Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo.”
— Anaïs Nin
Mi è capitato ultimamente, con un gruppo di preadolescenti che seguo come formatore teatrale, di proporre un gioco:
«Fate finta di essere una tribù primordiale. Ogni tribù ha al suo interno varie figure che provvedono al benessere sociale: il cacciatore, il raccoglitore, lo stregone, il cuoco, il capo villaggio…
Ecco, adesso ci dividiamo in gruppi e ogni gruppo ha il compito di assegnare questi ruoli ai vari componenti. Fatto? Bene, ora immaginate di rappresentare la vostra tribù con una scena fisica: il vostro compito è giocare in modo da farmi capire come si svolge una giornata tipo della vostra tribù.»
È un esercizio molto divertente, che stimola i ragazzi all’immaginazione e alla cooperazione.
Una costante delle scene realizzate dai ragazzi è stata la morte del Re, del Capo tribù. A volte avveniva tramite avvelenamento, a volte per cause naturali, altre volte per colpa di un cibo avariato… Nulla: nel loro gioco teatrale il Re doveva morire! A seguito della morte del Re, le risposte degli altri componenti della tribù erano varie e sempre divertenti: c’era chi tentava di rianimarlo con l’intervento dello stregone, chi gli faceva il funerale vichingo, chi provvedeva subito a cercare un nuovo Re…
Quando poi ho indagato sul gioco, chiedendo ai ragazzi cosa ne pensassero e come si fossero sentiti durante le loro improvvisazioni teatrali, mi è stato risposto: «Non si può stare senza un Capo tribù!».
Analizzando le loro risposte, mi è venuto da chiedermi: possiamo noi, nella vita di tutti i giorni, fare a meno del Re?
Ognuno di noi porta in sé certezze radicate che considera vere e indiscutibili. Una convinzione è una certezza che riguarda noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda: orienta ciò che riteniamo possibile o impossibile fare e detta legge sulle nostre capacità, regolando il modo in cui ci apriamo al mondo esterno. Una convinzione è il nostro Capo tribù. Quando una convinzione sta per morire, noi inconsapevolmente la rianimiamo con ogni mezzo e, se ciò non è possibile, provvediamo subito a crearne un’altra che possa prendere il suo posto… «Il Re è morto, viva il Re!».
Nella Gestalt, lavorare per cambiare punti di vista e modi di essere significa mantenere uniti i frammenti della nostra vita, trovando per essi nuove collocazioni e nuove strategie. Le nostre convinzioni sono spesso l’ultimo passo da attraversare consapevolmente per sentirci interi e, al contempo, parte di un contesto più ampio e ricco di nuove possibilità.
Se dovessi fare il primo passo oggi, quale sarebbe il tuo Re interiore da lasciare andare?
