Tommaso Benvenuti - Coach dell'EroE

"E il naufragar m’è dolce..."

La tecnica del varo e del naufragio

"E il naufragar m’è dolce..."

[ Illustrazione: “La nave nigeriana” - J. M. W. Turner ]


Il 22 settembre del 1907, a pochi minuti dal varo, la Principessa Jolanda, una lussuosa nave progettata per le rotte transoceaniche, iniziò a imbarcare acqua, si inclinò sul fianco e si inabissò a poche miglia dalla costa del cantiere.

Prima ancora di indagare le cause dell’incidente, immagino lo sgomento e la perplessità degli ingegneri e dei costruttori. Avevano applicato tutte le loro conoscenze navali; il lavoro era stato svolto secondo le regole canoniche, come per ogni altra grande nave. Avevano persino organizzato una grande campagna pubblicitaria per il varo!

Insomma, avevano fatto tutto ciò che si sa.


Nella vita, quando siamo guidati da un intento artistico o visionario e progettiamo i nostri obiettivi, dovremmo imparare a costruirli, vararli e poi, coraggiosamente, condurli verso il baratro. Proprio lì, nel gorgo, nelle acque profonde dove tutto sembra sfasciarsi, è possibile che qualcosa assuma una nuova forma, un nuovo significato che prima non potevamo vedere.


Per farlo, bisogna agire con fiducia in ciò che io so, lavorare con attenzione ai dettagli e con recettività, andando oltre ciò che gli altri hanno riversato in noi. Così una parte di noi, l'apparato giudicante, può trovare il silenzio, e nel silenzio può nascere la scoperta più grande. Nel momento in cui affondiamo le nostre certezze comprendiamo il senso del naufragio: l’inizio di un ascolto più profondo.


è il risultato della rivolta personale, della nostalgia, del rifiuto, della voglia di tornare noi stessi e di perdersi. È la necessità di scavare così a fondo da trovare le caverne sotterranee, coperte dalla roccia e da centinaia di metri di terra. Per realizzare tutte queste intenzioni esiste una tecnica: la tecnica del varo e del naufragio.”


Eugenio Barba – La canoa di carta


Pubblicato il 4 novembre 2025

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